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Quiver! 31/03/2004 di Sabino Civita
Probabilmente ai più apparirà come una semplice curiosità, una tecnica che nella pesca a fondo è ormai stata soppiantata dai meteriali innovativi che danno robustezza e sensibilità ai contemporanei vettini delle canne da ledgering, quando non si usano addirittura segnalatori elettronici d’abboccata, e in larga misurà è così. Resta il fatto che è una tecnica che funziona – a patto di riuscire a trovare l’attrezzatura. Sto parlando dei quiver tips, ovvero di quei vettini che terminano con una sede a vite per innestarci tips sensibilissimi (i quiver tips veri e propri), inutili al fine del recupero, ma capaci di segnalare, in acque ferme o pochissimo mosse, l’abboccata del più sospettoso dei cavedani.
Generalmente questi tips si montano su canne dai 9 agli 11 piedi, molto paraboliche, dotate anche di cimini da ledgering convenzionali, dall’azione molto morbida e parabolica. Il vettino su cui si innesta il quiver tip ha la particolarità di essere relativamente rigido – non serve infatti a segnalare il pesce, a quello ci pensa il quiver, ma solo a ferrarlo con prontezza confidando sulla maggior rigidità. Chiaramente l’azione di pesca si svolgerà usando montature sottili e piccoli e leggeri pasturatori, per acque chiare e ferme, quando addirittura se ne farà a meno, usando piombi leggeri e pasturando convenzionalmente a fiondate di bigattini o palle di pastura.
Procurarsi una canna con un sottovetta da quiver tip non è semplice – a meno di ricorrere a qualche negozio online e pagarla in sterline sonanti, più (salate) spese di spedizione dall’Inghilterra. Spulciando nei cataloghi ho trovato che, fra le marche italiane, la sola Milo produce una canna per questa tecnica, la Team Milo Stratos Avon, in 11 e 12 piedi – ma se qualcuno di voi ne ha trovate altre me lo segnali pure. Dopo aver irrimediabilmente rovinato, diversi anni fa, in una malaugurata caduta la mia unica canna da quiver, io ho risolto nel più economico – e fortunoso - dei modi. Il mio negoziante di fiducia ne aveva tre, Browning, decisamente vecchiotte, in fibra. Nulla di che, oneste e obsolete canne da ledgering da 10 piedi, ma che avevano in dotazione il raro cimino con l’attacco a vite per il quiver tip e lo swing tip (ma di quest’ultimo parleremo un’altra volta). Per meno di venti euro ho portato a casa canna e una certa quantità di quiver tip della Middy, di diverse misure, di cui il titolare non vedeva l’ora di disfarsi – ma che, con poca spesa, danno all’appassionato o al neofita la possibiltà di possedere un attrezzo entry level per una nuova tecnica. Se poi la cosa diverrà interessante si potranno investire soldi in un attrezzo più prestigioso.
Non ci ho mai provato, ma secondo me il quiver può essere una buona tecnica nei carpodromi, dove le pluriallamate carpe sono armai diventate scafatissime anche con i più tarati galleggiantini 4x14, e che quindi potrebbero “sentire” la resistenza di un vettino convenzionale e rifiutare l’esca. Il sottovetta più rigido poi aiuterebbe a combattere le violente reazioni della carpa, laddove un tip da ledgering convenzionale si “esaurirebbe” subito. Naturalmente questa è solo teoria, e nella pesca, da sola non vale un fico secco, ma appena mi capiterà ci proverò e vi farò sapere. Alla prossima
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