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Fisheries & feeder 15/05/2004

di Sabino Civita

Tutto è iniziato per un articolo per POL. Con Uby (Umberto Barbarini) ero andato al carpodromo "Lago di Sommo", nella campagna dell'omonima cittadina alle porte di Pavia per uno sfidino ledgering vs roubaisienne. Alle 13.30, appena arrivati, le carpe erano tutte a galla. Col ledgering, dopo diversi, ostinati e sterili tentativi, lasciavo perdere per dedicarmi all'inglese, con quaranta centimetri di distanza tra amo e galleggiante, sfiondate di bigattini e mais come esca - e lo "sfidino" è andato a monte. Ma mi rodeva, oh se mi rodeva.

"Sì vendetta, tremenda vendetta"

E così, due settimane dopo, una bella domenica mattina, ci son tornato, speranzoso che di buon'ora le carpe sarebbero state "rasoterra", e determinato a far vendetta contro l'affronto subìto! Le carpe erano sul fondo, nessuna bollata, nessuna schiena scura si intravedeva nell'acqua, tre o quattro pescatori avevano deciso, come me di passare la domenica mattina a pesca in carpodromo e non nel letto a dormire. Mi posiziono diverse piazzole distante da loro, con calma preparo tutto come si deve, e quando ho tutto sotto controllo e inizio a lanciare feeder (leggeri, piccoli) sempre alla stessa distanza aiutandomi con un comune "bianchetto" che mi serve per segnare il filo ed avere un riferimento. Non mi aspetto di ricevere grande accoglienza dalle carpe se non dopo una dozzina di lanci che considero di mera pasturazione, e per il momento, al tip quasi non ci bado. Mi concentro però nel fare un "fondo" anche di mais, sfiondando in tutta la zona attorno alla mia esca una scatola intera di granturco,

Gli altri pescatori ogni tanto mi lanciano un'occhiata, non senza una qualche commiserazione, chiedendosi perché mai questo tizio si ostini a "pescare a fondo" invece di usare una bella roubaisenne o una fissa da sette metri con l'elastico. Quello più vicino a me, da quando sono arrivato, ha preso quattro pesci: li sto contando di proposito per un virtuale "sfidino" che mi consenta di capire se il ledgering può essere competitivo in carpodromo. Le sue prede sono carpette a specchi non superiori al chilo, piccole ma con una bellissima gobba, e molto combattive.

.Arriva la prima tocca. Ferro e, inaspettatamente si tratta di una bella regina di taglia, che mi impegna non poco. Con malcelata curiosità gli astanti mi osservano guadinarla. Un caso, qui è pieno di pesce, qualcosa dovrà prendere pure lui. Però la cosa comincia a farsi ripetitiva e in breve raggiungo il mio "vicino" a quota cinque. Quando sono a quattordici carpe, di qualche pesce avanti agli "uomini col galleggiante", comincio a gongolare. Mi ricordo di fare qualche foto e ciò rallenta il ritmo, ma ormai sono soddisfatto, e, preso dalle foto, dal provare feeder differenti e anche il quiver-tip, arrivo a fine battuta con "solo" 21 carpe.

Un po' di tecnica

E' stata insomma una mattinata divertente, ma adesso parliamo di tecnica. Come montatura ho usato uno spezzone da mezzo metro di 0.20 (come il filo che avevo in bobina). Nel filo della montatura ho infilato una perlina salvanodo di gomma, di quelle da carpfishing, poi un anti-tangle molto corto per il pasturatore, e in testa una girellina a cui assicurare l'asola del terminale. Un'ampia asola all'altro capo della montatura assicurava il tutto al filo del mulinello. Preferisco usare montature separate dal filo della bobina così, in caso di garbugli o rotture, posso velocemente sostituirla con altre già pronte. I terminali li ho fatti con ami Colmic serie N500 del n° 14, lunghi circa quaranta cm, su filo Colmic Mimetix dello 0,158. Vengono poi collegati alla montatura tramite un'asola assicurata alla girella e ricoperti da uno spezzoncino di tubetto di gomma scura, ad aumentare l'effetto anti-tangle.

I pasturatori, dei vecchissimi e credo introvabili DAM da pochi grammi, contengono l'equivalente di una sfiondata di bigattini, e, dato l'esiguo peso, non producono gran fracasso nell'entrare in acqua - precauzione utile più nei confronti dei roubasiennari ("Dì. ma che casino fai lì!... perché non butti in acqua anche il panchetto?") che dei pesci. Uno stopper delimiterà poi lo scorrere della perlina con moschettone. L'innesco è costitutito da tre bigattini, uno a calza e due appuntati sulla coda.

Tutto l'insieme, specie se confrontato allo 0.12 diretto con un galleggiantino 4x14, amo del 20 tipico del pescatore da pool,sembra un po' "pesante" ma consente di aver ragione abbastanza facilmente e velocemente delle carpe di taglia medio-piccola tipiche da carpodromo. La canna l'ho scelta leggera, rapida da maneggiare, con un'azione "ammazzapesce" e robusta. Non so se in commercio ve ne siano ancora, di canne simili, nei negozi ultimamente si trovano solo canne da feeder da 13 piedi fino a 180 gr. pesanti come pali della luce e rigidi altrettanto - anche se nei cataloghi delle varie marche qualcosa c'é .Milo (Koex Winkle Picker 290), Trabucco (World Class Light Bomb), Shimano(Beast Master Feeder 3.30:) e Fox (Light Bomb) hanno le canne adatte, ma, ripeto, è molto difficile vederle esposte nei negozi - però questo è (a mio parere) il tipo di canne adatte al carpodromo.

Quella che ho usato è una Browning da 10 piedi in ottimo carbonio, in due pezzi con innesto a baionetta rovesciato (che non "rompe" la conicità) con una potenza di circa 1 1/2 once e lunghezza di 10 piedi. Non viene più prodotta da circa vent'anni e la conservo gelosamente come fosse preziosissima - anche se so che il suo valore commerciale è infimo. Il mulinello, un classe 3000, con una buona frizione se la usate (io la uso), caricato di 01.8/0.20 completerà l'attrezzatura.

L'azione di pesca

Non aspettiamoci di vedere mangiate al primo lancio. Come già detto i primi feeder serviranno a fare un fondo di pasturazione. al primo lanciò però, se soddisfatti della distanza e del punto di arrivo dell'esca, segnate col bianchetto da cancelleria (quello col pennellino di spugna) cinque- dieci centimetri di filo, appena sopra il mulinello, per avere un riferimento e pescare sempre alla stessa distanza di lancio e non spargere ovunque i bigattini del nostro feeder. Il bianchetto tende a sciogliersi e ad essere rimosso quando passa dagli anelli, e ogni 4-5 lanci va "rinnovato". Ricordatevi di farlo, altrimenti perderete buona parte dei vantaggi che vi siete procurati con una buona pasturazione iniziale. I pluriallamati pesci di un carpodromo non sempre fanno le partenze a rotta di collo tipiche delle carpe, e ho trovato comodo, nei momenti in cui le abboccate si facevano più indecise, usare il filo, lasciato un po' lasco, come segnalatore d'abboccata.

Questa è la montatura usata per il servizio. Il filo è più spesso e colorato affinché renda meglio in foto. Per un'immagine più grande, cliccare qui.

 

That's all, folks! E ricordate che una simile tecnica non è solo da carpodromo. La montatura descritta la uso correntemente anche in Naviglio Pavese con poca o punto corrente, semplicemente allungando di dieci, quindici cm la lunghezza del terminale.

 

Alla prossima.

 

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