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Antitangle e affini

di Sabino Civita

 

 

Non c’è nulla di più antipatico che ingarbugliare la lenza o il terminale, diciamocelo. Be’ forse quando l’amo ti si infila in una stringa delle scarpe è peggio, ma oggi parleremo di antitangle (antigroviglio) e quindi di quella e altre “sfighe” forse parleremo un’altra volta.

Pescare a feeder molto spesso significa doversi barcamenare con delle lenze molto esposte ai grovigli. Pensateci: dalla vostra montatura penzola, magari montato a scorrere, libero di incocciare un terminale da ottanta centimetri, o magari anche un metro o più, un “coso coi buchi” che pesa, putacaso, settanta grammi. Il tutto poi da gestire con una canna che, per questioni proprie della tecnica del ledgering, è relativamente morbida, e tutta la montatura ballonzola appesa all’esile quiver tip chiedendo solo di trasformarsi in un groviglio inestricabile. Ma non è finita qui. Tutto quell’instabile “ambaradan con cagnotto” dovete lanciarlo, diciamo, a trenta o quaranta metri ...

Lo so, sto esagerando la cosa, e lo faccio di proposito, usare un’iperbole per spiegare meglio delle soluzioni ad un problema è un artificio retorico vecchio quanto la scrittura stessa, però proprio per questo credo di aver reso meglio l’idea, e, dopotutto, chi non ha mai ingarbugliato, scagli la prima pietra.

 

L’antitangle vero e proprio

 

 

Uno dei modi più semplici, sicuri ed economici, no solo finanziariamente, per montare un pasturatore su una lenza è l’antitangle, un semplice tubicino, magari ricurvo, con attacco a moschettone per il feeder, reperibile in qualunque negozio di pesca in svariate lunghezze. Lo si infila nella madrelenza, con la parte più lunga rivolta verso il basso, si inserisce una perlina in caucciù che faccia da salvanodo, si lega una girella a cui assicurare il finale ed il gioco è fatto. Tutto qui, direte voi? Tutto qui, però ... c’è un però, anche se per buona parte si tratta di una controindicazione più estetica che pratica: l’antitangle è considerato “da pivelli”, è un po’ demodé, come i cucchiaini rotanti nello spinning (artificiali che però, a tutt’oggi disinformati sul loro status di esca ormai passata di moda, continuano ostinatamente a prendere pesci; bisogna che qualcuno faccia qualcosa ...) Non vedrete mai un inglese montare un antitangle sulla propria lenza, ma in fondo in fondo non si tratta solo di un vezzo. L’antitangle è comodo e funziona, ma è senz’altro più adatto ad un ledgering più pesante (nel senso di pasturatori pesanti e di un’azione di pesca un po’ più “ignorante”, detto con bonarietà) a causa proprio della sua morfologia e costruzione. É un “peso in più”, un impedimento ad una presentazione naturale della montatura, che in caso di acque ferme, ad esempio, si fa sentire dal pesce nel momento dell’abboccata. Ma se non siete degli esteti, o degli agonisti che frequentano acque super pressate e abitate solo da pesci laureati al MIT, non volete complicarvi la vita (da leggersi anche come: sforzarvi a fare qualcosa di completamente costruito da voi), allora l’antitangle va benissimo (quasi) sempre e (quasi) comunque, e potete anche smettere di leggere. Se invece state ancora leggendo, bene, andiamo avanti

 

La montatura

Ci sono montature più propense a incasinarci la vita di altre. Ad esempio una montatura con feeder in-line è meno pericolosa di una con pasturatore montato bolt. Sciogliendo gli anglismi, una montatura che usa un pasturatore direttamente infilato, attraverso un apposito tubicino, in linea con la madrelenza, è più facile da lanciare senza ingarbugliare il finale di una che monta un pasturatore fissato alla sua perlina con moschettone (ledger-bead) con tanto di bracciolo e girella.

 

 

La montatura in-line (che è, per inciso, anche la meno facile da incagliare sugli ostacoli del fondo) tuttavia ha una presentazione del terminale, e quindi dell’esca, a mio parere non sempre gradita ai pesci quando sono un po’ più sospettosi o svogliati del solito. In più il bolt-rig, che sia fisso o scorrevole, ha un effetto autoferrante decisamente più accentuato. Ma il bolt rig ha anche più “parti mobili” a cui un lungo terminale può impigliarsi, ed a questo si può, almeno in parte, porre rimedio

Occhio alle minuterie

Concentriamoci su una montatura “classica” come il multiloop. Abbiamo due girelle (quella per i terminale e quella del feeder) ed un moschettone (ledger-bead) che sono due splendidi punti problematici. Aggiungiamoci il pasturatore stesso, che liberamente si muove sulla lenza e, soprattutto per un neofita, la cosa può trasformarsi in un piccolo incubo. Un piccolo ma efficace espediente è quello di “coprire” le parti a riscio con una guaina. Alcuni feeder, quelli delle migliori marche, sono già dotati di un tale accorgimento che ricopre la girella ad evitare che il terminale vi si attorcigli sopra. Se così non fosse, i migliori negozi di pesca offrono in vendita guaine plastiche adatte allo scopo. Questi “magici tubicini”  poi risultano utilissimi anche per “rivestire” i moschettoni dei ledger-beads che tanto ci agevolano nel cambio del feeder.

Per quanto riguarda poi la girella di collegamento al terminale (se ne può fare a meno usando una doppia asola, ma a me piace averla per evitare che, girando l’esca o nel recupero del pesce, mi eviti torsioni, soprattutto nei terminali più sottili), anche lì, utilizzando tubetti come quelli che vengono usati per fissare i galleggianti. Oltretutto, lasciandoli di lunghezza adeguata (in genere da una volta a una volta e mezza la lunghezza del feeder) fungono anche da “allontanatore”, con la loro rigidezza, del terminale dal pasturatore stesso.

 

 

Diametri diversi, brillature, powergum & Co.

Quanto più una montatura è rigida, tantopiù sarà antigroviglio. Anche la lunghezza del terminale, ovviamente, incide nella possibilità di ingarbugliare: più è corto, meno si ingarbuglia. Però non sempre si riesce a convincere il pesce ad abboccare ad un terminale da 30 centimetri ... anche se qualche volta accade anche questo.

 

 

Fare un rig con il powergum è una delle soluzioni possibili. Il powergum (o il feedergum, più leggero e con minore carico di rottura, ma più adatto a montature fini). Si può montarci il pasturatore sia fisso che scorrevole, è più morbido di un tubetto antitangle ed ha un effetto ammortizzante sia sul pesce che sulla canna nel lancio di feeder pesanti. Può anche essere usato, intrecciandolo col sistema della brillatura, lungo 15-20 centimetri come collegamento tra la madrelenza che sostiene il feeder e il terminale, usando due girelline per collegarlo ai due capi, ma perderemo l’effetto ammortizzante sulla canna nel lancio di pasturatori pesanti nei lanci più lunghi e forzati. A proposito di brillatura, farla sulla porzione di terminale collegata alla girella, forma una treccina di nylon più rigida del resto del finale, che lo tiene lontano dal feeder nel lancio e nella caduta in acqua.

Un altro metodo per irrigidire il finale senza perdere troppo in morbidezza (un finale morbido, ricordiamolo, migliora la presentazione dell’esca e quindi la possibilità di ingannare le nostre prede) è quello di sdoppiare il finale in due tronconi, di diametro diverso e collegati tramite due asoline. In prratica, se si usa un terminale di un metro, e si vuole legare l’amo con uno 0,14, si confeziaona un primo spezzone di 0,18 (senz’altro più rigido) lungo 50 centimetri, e lo si collega asola-asola col terminale vero e proprio di 0,14.

 

Il miglior antitangle...

... siamo noi. Tutte le accortezze e gli escamotagés che abbiamo visto, per quanto utili, non possono assolutamente competere con una buona padronanza del lancio e dell’attrezzo. Ho visto Enrico Bonzio, non proprio l’ultimo venuto, pescare a ledgering durante un Torneo di pesca in cui per la prima (e credo ultima) volta gareggiavo anch’io, e ho avuto il piacere di averlo nel mio settore. Pescava con un semplice paternoster, da un capo, il più corto un cage feeder, dall’altro, più lungo, l’amo legato diretto alla madrelenza da 0,18 (si pescavano carpe). Stop. Vi assicuro che fare una parrucca che neanche a Carnevale di una simile montatura è più facile che dire “Tottigol”. Lui non ha fatto neanche un garbuglino piccolo piccolo, in più, anche se con lo stesso numero di pesci, mi ha battuto per quasi un chilo (nella seconda prova mi sono rifatto di dieci chili, ma io ero in un settore decisamente migliore, e lui pescava in un buco nero...)

Qual’è il segreto? Il lancio prima di tutto. Portare indietro la canna, distendere montatura e terminale, riportarla in avanti e lasciare il filo quando la canna forma un angolo di circa trenta gradi davanti a noi. Tenere sempre d’occhio il pasturatore in volo, poi, quando il feeder sta quasi per toccare la superficie, frenare leggermente la lenza col dito sul bordo della bobina, senza fermarlo ma consentendo al terminale di distendersi davanti al feeder. Poi la conoscenza della propria attrezzatura. Anche se ho la fortuna di poter usare molte canne che le aziende mandano in test alla Redazione della rivista, quando pesco per mio piacere la mia attrezzatura è quasi sempre la stessa. E quando passo ad una canna nuova metto sempre in conto un certo periodo “di rodaggio” prima di affermare affrettatamente, e l’ho sentito dire, che “’sta canna lancia male, guarda che garbugli mi fa fare!”. Così come accade ad Enrico Bonzio che usa da sempre la sua vecchia 11 piedi di fabbricazione inglese per fare lanci perfetti e senza garbugli, alleniamoci con la nostra attrezzatura, curiamo il lancio, i movimenti, cercando di capire cosa succede durante tutta l’azione, oltre che meno grovigli ne guadagneremo in precisione, uno dei veri segreti per catturare di più pescando a feeder..

 

 

 

 

 

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