|
|
|
|
ABC del ledgering - Parte 6 Le esche di Sabino Civita
L’esca comune per il ledgering e il feeder fishing, e certamente la più usata in Italia, è certamente il bigattino. Il bigattino, o bachino, gianin, cagnotto, a seconda del nome regionale, altro non è che la larva della mosca carnaria, come tutti sappiamo. Comodo, poco costoso, imbattibile d’inverno, specialmente sul pesce di taglia che cerca della “ciccia” per ricostituire calorie, efficace con molte specie di pesci, resistente all’innesco e facile da reperire, insomma, difficile non prendere in considerazione un’esca simile. Altra esca classica, soprattutto con le carpe e soprattutto nella stagione calda, è il mais. Esca vegetale per eccellenza ha anch’essa tutte le doti per restare simpatica a qualunque pescatore di ciprinidi. Queste le ho definite come esche classiche, soprattutto pensando all’Italia e ai suoi fiumi. Tuttavia in UK, che dopotutto resta la patria del ledgering, maggots (bigattini) e granturco sono stati soppiantati per buona parte da pellets, carne e altre esche alternative.
Il bigattino La prima volta che pescai a ledgering ci andai con un paio d’etti di cagnotti, mezzo chilo di pastura, la bagnai, mescolai il tutto, prelevai un paio di larve, le misi sull’amo e cominciai a pescare. E funzionò. Semplice vero? E potrebbe anche bastare così, però non funziona sempre tutto così liscio. Ad esempio, se si innescano un paio di bigattini, accade spesso che recuperando la lenza, magari dopo un lancio di alcune decine di metri l’esca ruota su se stessa, attorcigliando il filo. Un piccolo trucco per evitare questo inconveniente è quello di innescare, appuntandoli appena appena, i due bachini uno per la testa (la parte a punta) e uno per la coda (la parte tozza), come potete vedere nelle immagini. Una delle note dolenti del bigattino è la sua poca utilizzabilità con ami robusti e dal filo spesso; tende a “scoppiare", svuotandosi e morendo in breve, perdendo quindi parecchia della sua attrattiva verso i nostri avversari pinnuti. A volte però è necessario usare ami di quella sorta, che non si “aprano” facilmente, e chiunque abbia allamato un grosso barbo in corrente o una carpa di taglia sa che, se il terminale resiste, un amo inadeguato può aprirsi in men che non si dica Non è facile porre rimedio a questo problema, se non selezionando, con l’uso e l’esperienza, gli ami più adatti – ma di questo lavoro in più da parte nostra il povero bigattino non ha colpa. Come, in certi frangenti, non ha colpa di essere un’esca poco selettiva in termini di taglia. Se la minutaglia è attiva e altamente presente, a ledgering come in tutte le altre tecniche di pesca, non è facile venirne fuori se come esca ci si è portati appresso solo bigattini.
Usato come pastura, da solo o mescolato a sfarinati, il bigattino è anche una buona “imbottitura” per i nostri feeder. Anche adoperando i block-end (pasturatori chiusi) a lungo ho pescato a ledgering col bigattino in pastura, semplicemente gettando qualche manciata di larve nello sfarinato bagnato e mescolato al punto giusto, così come si usa fare coi cage feeder e gli open end in generale. Tuttavia, così facendo bastava sbagliare, anche di poco, la bagnatura (o la pressatura nel pasturatore) dello sfarinato per creare un tappo nel pasturatore block-end che annullava gli effetti tipici della pesca col feeder. Ora preferisco tenere separati pastura e bigattini, riempiendo il feeder prima con una piccola quantità di sfarinato, poi caricando i bigattini e chiudendo il tutto con un’altra porzione di pastura (questo è anche un “trucco” per evitare che, in forti correnti e alti fondali, i bigattini fuoriescano dal block end prima ancora che la nostra lenza entri in pesca).
Mais Il chicco di granturco non delude quasi mai, soprattutto all’approssimarsi dei primi tepori e spesso fino ad autunno inoltrato. Dopo aver provato diversi modi di innescarlo, soprattutto insidiando carpe e carassi (ma scardole, amur e anche cavedani possono volentieri rispondere all’appello) in acque ferme o poco correnti, sono arrivato a mettere un unico chicco di mais infilando l’amo per un angolo della parte superiore, come mostrato in foto, su un amo del 16 o del 14, lasciando l’amo stesso quasi completamente scoperto. L’innesco è resistente al lancio e alle abboccate e, a dispetto della quasi totale visibilità dell’amo, anche decisamente catturante. A volte, tanto per rendere un po’ più movimentata l’esca e invogliare il pesce a scegliere il mio fra i tanti grani di mais di pastura presenti sul fondo, appunto per la coda uno scodinzolante bigattino.
Il mais è prevalentemente, anche se non necessariamente, un’esca da acque ferme, e trova, come pasturazione e mescolato a sfarinati, la sua naturale collocazione in feeder a gabbietta e in open end. Anche il method è una tecnica di pesca a ledgering in cui il mais si presta ad essere usato con efficacia, sia come esca, su hair rig o innescata direttamente sull’amo, che mettendone i grani sulla palla di method mix, magari insieme a pellets e boiles spezzate. Devo però dire che se la mia azione di pesca a ledgering col mais si svolge in ambienti ristretti (lenti canali, piccoli laghetti commerciali, carpodromi), per la pasturazione mi affido a sapienti e precise fiondate di grani, e in luogo del feeder uso un comune piombo plastificato.
Pellets & Co L’uso delle pellets nella pesca in fiume o in acque dolci in generale è in Inghilterra ormai pratica comune, persino in quelle tecniche agonistiche che, differentemente dal ledgering, prevedono l’uso del galleggiante, e addirittura per pesche a mezz’acqua. Da noi, in Italica terra, comincia ora a diffondersi, con un po’ di diffidenze nel pescatore comune – ma anche nell’agonista – spinta dall’”onda anomala” del fenomeno carpfishing, che delle hard baits ha fatto e fa il suo cavallo di battaglia.
Oltre alle pellets, tra le esche “insolite” per il ledgeringofilo italiano medio ci metterei le microboiles (boiles inferiori a 15 mm di diametro), la carne (questa usata veramente pochissimo) e il pane – ma di quest’ultimo abbiamo parlato, anche con tecnica a galla, un paio di mesi fa e quindi soprassediamo. Il ledgering con pellets come esca poi diventa, almeno per me, praticamente un obbligo quando mi dedico al method, principalmente alla carpa di buone dimensioni in acque ferme, e i risultati mi hanno sempre soddisfatto. C’è una cosa da imparare, pescando con le hard baits come pellets e microboiles: confezionare un hair rig (innesco a capello) con knotless-knot (nodo senza nodo). Come potete vedere dallo schema è un’operazione abbastanza semplice, che vi diverrà un’abitudine dopo averne fatti tre o quattro. Non pensate che l’hair rig sia un innesco adatto solo a grossi ami e ad esche voluminose come boiles da 20 o 24 mm. Pellets da 8 mm (le famose halibut pellets al pesce ormai esca che ha soppiantato il bigattino in tutte le fisheries inglesi) possono essere innescate anche usando ami del 16 o del 14 e usate proficuamente per pesci anche di non grandissime dimensioni.
Pellets e microboiles Parlando di queste due esche il primo pesce da insidiare che ci viene alla mente è sicuramente la carpa, ma restringere a questo pinnuto l’unico obbiettivo di pellets e microboiles è sicuramente riduttivo. Come potranno testimoniarvi tutti i carp-anglers che pescano anche con boiles di grande diametro, grossi cavedani (e sto parlando di pesci anche di più di due chili!) bremes e quant’altro non disdegnano affatto di dedicarsi alle “palline bollite” o alle pellets. Per queste ultime poi segnalo anche la versione soft, non facilissima da reperire, ma che si può innescare direttamente sull’amo senza l’uso dell’hair rig. Un altro uso delle pellets, di piccola dimensione, è quello di essere mescolate con la pastura da inserire nel feeder, indipendentemente dall’esca usata sull’amo. Negli ultimi tempi mi sta dando buoni risultati aggiungere una manciata di pellets da 3 mm allo sfarinato dopo aver bagnato e miscelato la pastura, dando poi un’ulteriore rimescolata al tutto
Carne Questa è proprio un’esca « estranea » ai nostri fiumi. Se per il pescatore britannico addirittura è usata come base di pasturazione (da usare con parsimoniosa oculatezza, onde non saziare anzitempo le nostre prede) per noi italiani si limita spesso ai classici fegatini di pollo da procurarsi presso il macellaio di fiducia. Invece esistono esche già pronte, magari aromatizzate, sia in forma di bocconi di varia grandezza, da innescarsi sull’amo o sul rig (un esempio i Meati Chunks di Dynamite Baits), oppure come semplice carne in scatola, simile alla “Tulip” per consumo alimentare, questa non facilmente reperibile in Italia. Come presidente del Ledgering & Barbel Fishing Italia non posso non segnalare, a questo proposito, le esperienze fatte dalla sede romana dell’Associazione, che avvalendosi di un socio britannico residente nella capitale, Andy Wellen, ha potuto sperimentare, non senza successo, il ledgering al barbo e al grosso cavedano con un’esca a base di carne “self made” (per informazioni: lbfroma@tiscali.it) Andiamo avanti Con questo pezzo considero chiuso il vero e proprio ABC del ledgering. Ho trattato, in linea molto generale e per veri neofiti della tecnica, sette puntate di ledgering per non addetti ai lavori. Con un po’ di presunzione, mi piace pensare di aver dato a tutti il minimo bagaglio tecnico di base per riuscire ad andare a pescare a feeder fishing senza troppi problemi. Però la cosa non finisce qui: da adesso ABC del ledgering tratterà di argomenti più specifici e tecnici, dettati da occasioni e da spunti che danno per scontato la tecnica di base.
[Home][Attrezzatura][Tecnica][Barbel Fishing][Stalker's Corner][Spigolature][Links][Downloads][Staff]
|