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ABC del ledgering - Parte 4: Mulinelli da ledgering 21/11/2006

di Sabino Civita

 

Il ledgering è una tecnica di pesca che può essere decisamente gravosa per le attrezzature,  e il mulinello è senz’altro una parte molto stressata da grossi sforzi meccanici, quando sono in gioco zavorre pesanti anche 150 grammi da usare in forti correnti. Con questo non è  che esista il “mulinello da ledgering”, beninteso. Tuttavia, date le premesse, due sono le cose che devono caratterizzare il recupero adatto a questa tecnica: robustezza e affidabilità nel tempo, caratteristiche che tornano sempre buone anche quando pratichiamo il ledgering in acque più tranquille con feeder più leggeri. Non servono mulinelli grondanti cuscinetti a sfere o realizzati con la più recente lega astronautica. Bisogna far mente locale sul fatto che, molto spesso, ci capiterà di adoperare feeders molto pesanti, da recuperare spesso, in correnti anche molto forti. Se poi c’è anche un bel barbo da tre chili da portare a riva in un bel correntone del Po … Come vedete tutto cospira nel farci orientare verso attrezzi “tosti”, che non significa necessariamente grossi e pesanti, ma adeguati ad un lavoro che spesso può essere gravoso.

Caratteristiche

Insomma, pochi fronzoli, tanta sostanza. Per quel che riguarda le misure direi che, dal più al meno, mulinelli dalla classe 3000  fino alla 5000 per un ledgering pesante possiamo coprire molte situazioni con buona soddisfazione del pescatore. Per la scelta di un mulinello da accoppiare ad una canna da ledgering, normalmente porto particolare cura nel bilanciare adeguatamente l’insieme canna-mulinello. Se su una winkle-picker da 2.70 metri montare un pesante mulinello classe 4000 è solo sbagliato e inutile, accoppiare un piccolo 2500 ad una potente continental da 14 piedi, con pasturatori lanciabili fino a 150 grammi porterà il nostro minuscolo recupero a squinternarsi nel giro di poche uscite. Per fare degli esempi, abbinando un mulinello alle tre tipologie di canne descritte nell’articolo del mese scorso, potremo regolarci in questo modo: per una 10- 12 piedi (3 – 3,60 metri) da acque ferme-lente, fino a 60 gr. di casting, un classe 3000; per una all-round, fino a 90-100 gr. di casting, un 4000; ad una potente canna da barbo o da carpa, oppure una, un 4000 o anche 5000 magari con bait-runner (per i più “neofiti”: vedremo poi di che si tratta).

Per quel che concerne la frizione, io ho una particolare predilezione per la regolazione posizionata posteriormente. Lo so, un front-drag (frizione anteriore) ha spesso una regolazione più accurata e una frizione più progressiva di un rear-drag (frizione posteriore) ma per ragioni di comodità nella regolazione durante il combattimento mi son sempre trovato meglio con mulinelli dalla frizione regolabile posteriormente.

Occhio ai particolari

L’attenzione ai particolari meno evidenti possono portarci poi ad meglio apprezzare un mulinello con l’uso, piuttosto che farci affascinare dal primo impatto estetico, ad esempio badare che il complesso gambo-piede non fletta sotto trazione (purtroppo ce ne sono parecchi di questi mulinelli, dal corpo in pseudo-grafite, spesso in plastica, che hanno il brutto vizio di dondolare da tutte le parti quando sono sotto sforzo perché costruiti con materiali non sufficientemente rigidi). Altro particolare di cui tenere conto è il blocco della manovella: spesso, quando è a pulsante, si presentano giochi fin troppo evidenti, che sicuramente tenderanno ad amplificarsi durante l’uso. Potendo scegliere, l’ideale sarebbe rivolgersi a mulinelli col corpo in metallo e con il blocco della manovella a vite. Oppure, in caso di attrezzi col corpo in materiale sintetico e/o manovella pieghevole a pulsante, avere l’occasione di provare in pesca il mulinello … di qualcun altro.

Per ultimo voglio citare il bait-runner. Si tratta di un particolare meccanismo (molto usato nei mulinelli da carp-fishing e surf-casting), una sorta di doppia frizione, che, una volta inserita, lascia la bobina del mulinello regolata con una taratura molto più leggera. Basta poi un mezzo giro di manovella e la taratura della frizione ritorna ad essere quella che avevamo impostato precedetemente. Un simile accorgimento, nel ledgering, diviene molto utile quando si ha a che fare con pesci dall’abboccata molto violenta, come la carpa oppure il barbo europeo di taglia, capace di spaccare in mangiata anche terminali dello 0.20. Pescando col bait-runner aperto, con mulinelli di taglia 4000 o 5000, di misura ridotta quindi rispetto ai normali mulinelli da carpfishing, (molte Marche italiane e straniere ne hanno ormai in catalogo) il pesce dall’abboccata al fulmicotone parte senza incontrare resistenza (oltre a quella del feeder, s’intende, che nel caso ha però un buon effetto autoferrante), ma non riesce a raggiungere il carico di rottura del terminale. Starà quindi a noi, dopo la fuga del pesce, gestire la ferrata e regolarci la frizione principale durante il combattimento.

Per il resto valgono le solite raccomandazioni valide per qualunque altra tecnica: scegliete un mulinello che abbia almeno una bobina di scorta, con un recupero a spire incrociate se intendete usare del trecciato onde evitare fastidiose parrucche, con una frizione che sia scorrevole e progressiva e che, scusatemi se mi ripeto, soprattutto sia affidabile, robusto e bilanciato con la canna su cui lo monteremo.

 

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