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ABC del ledgering - Parte 3: Canne da ledgering 06/09/2006 di Sabino Civita
La mia esperienza dice che, oltre ad essere "il numero perfetto", tre è anche il numero di canne "giusto" per un pescatore a ledgering che ha la possibilità e la voglia di pescare in acque differenti, insidiando pesci diversi. Chiaramente se si ha il "posto prenotato" nel solito fiume, se si pesca solo ed esclusivamente, chessò, in Arno o in Ticino, su quella sponda insidiando solo cavedani o solo barbi, con quella velocità di corrente, beh, il numero di canne giusto ... è uno, quella che già usate da anni. Ma per un neofita (e questa rubrica è dedicata essenzialmente a loro), a giudicare dalle e-mail e dalle lettere che ricevo la domanda “che canna mi compro” è essenziale. Ho già avuto modo di scrivere altrove a proposito di canne da ledgering, e mi sono accorto, dal feed-back che ho ricevuto, quanto stia a cuore quest’argomento. Ricordiamoci però che sono la canna e il mulinello che prendono il pesce, ma è il buon pescatore che ne prende tanti. Canne: tre tipi per tre situazioni Tre canne, dicevo. La prima che prendiamo in considerazione è una canna da acque ferme o poco mosse, in genere dalle Case costruttrici (più raramente dai negozianti) viene proposta con un set di tips (vettini) marchiati dai 30 ai 60 grammi massimo, di lunghezza mai superiore ai 12 piedi (360 cm), ma a volte più corta, tra i 9 e gli 11 piedi (queste ultime spesso denominate winkle-picker: sono le canne da ledgering più light che ci siano). L’azione decisamente parabolica di molte di queste canne, in special modo le winkle-picker, consente di usare terminali sottili su grossi pesci, ed hanno la piacevole particolarità di essere divertentissime da usare, per la loro leggerezza e per l’entusiasmante feeling nel combattimento. La seconda è la canna che tutti i pescatori dei fiumi di pianura del Nord Italia probabilmente già posseggono. Una specie di factotum, lunga 12-13’ (360-390 cm) che dalle mie parti (Ticino, Adda, Po) vive spesso in simbiosi con feeder da 70-90 grammi, soprattutto durante la stagione invernale, ma capace di gestirsi pesi più leggeri. A volte è “un po’ troppo” a volte “troppo poco”, ma spesso è l’attrezzo che maggiormente si adatta nelle nostre italiche acque, riuscendo a stare in pesca anche in acque abbastanza veloci. Questo è il suo pregio, di essere un attrezzo con azione parabolico progressiva, con una certa riserva di potenza nel manico, che riesce ad essere un buon compromesso un po’ dappertutto.
La terza .. sono due, ovvero potrebbe essere una specialist da barbo "all'inglese", da 12 piedi, con doppio cimino (quiver e tubolare), oppure una continental feeder, magari da 14 piedi, come vengono usate sempre più spesso dai pescatori del centro Europa. Canne potenti, per fiumi a grande portata, capaci di gestire pasturatori pesanti, acque difficili e pesci grossi. La specialist, o barbel rod è un attrezzo dalla concezione squisitamente britannica, dedicata alla cattura dell’esemplare di grosse dimensioni (in genere barbi, grossi cavedani) e unisce un blank sottile ad una meravigliosa azione che, pur essendo senz’altro tendente al parabolico, è tutt'altro che "mollacciona”. La continental feeder invece è un attrezzo alla ribalta per noi pescatori e per molte case costruttrici, vista la diffusione importante e continua del barbus barbus nei grandi fiumi italiani. Canna lunga, che permette di affrontare correnti impetuose, deve avere necessariamente un casting di almeno 150 grammi, in tre pezzi, da 14 piedi e non di più, con una grande riserva di potenza nel manico e buone capacità nei lanci lunghi. Oltre i 14 piedi (4.20 cm) personalmente mi pare un’esagerazione che ci metterebbe in mano attrezzi troppo pesanti, sbilanciati e poco maneggevoli; se ci serve tenere la canna più alta meglio a questo punto utilizzare tripodi da surf casting che, con la loro base regolabile, ci consentono di innalzare ulteriormente dal suolo la canna stessa. Canne: caratteristiche Cominciamo a vedere che cosa deve accomunare tutte le canne da ledgering. Il manico, ad esempio, è spesso trascurato dai produttori, si usa magari del buon sughero e un buon portamulinello, per poi buttarsi su diametri di impugnatura molto (troppo) elevati. Tanto è una canna da fondo, si dirà – ma guardate come son sottili le impugnature delle canne da carp fishing. Rimanendo sul manico, molto comoda avere la parte medio-terminale del sughero piatta, così che si appoggi meglio all’avambraccio senza scivolare - ma si tratta di una soluzione ormai molto rara.
Gli anelli: inutile dire che, avendo ormai a disposizione trecciati per tutti i gusti e le misure, devono essere in SiC, o comunque in un materiale che non venga inesorabilmente segnato dai filati in treccia in breve tempo. I tips, i vettini intercambiabili di differente sensibilità poi sono spesso una nota dolente. Molto spesso di tre o quattro vettini a disposizione nelle canne in commercio, solo uno (se va bene due) sono effettivamente ben dimensionati per la curva della canna che vanno ad equipaggiare. Proprio per questo, sulle canne più potenti, non metterei a disposizione vettini in nylon. Spesso spezzano inesorabilmente l’azione dell’attrezzo. Qualunque sia la tipologia di canna poi, anche la più sensibile winkle-picker mi piacerebbe avesse il vettino più potente in carbonio. Posso condividere la scelta della fibra o del nylon, più morbidi, sui vettini più sensibili, da usare con meno piombo o per abboccate molto indecise, ma quando innesto il tip più potente, indipendentemente dal tipo di canna, lo faccio per due motivi precisi: non ho bisogno di un vettino troppo sensibile e voglio un’azione della canna continua ed omogenea, cosa che la combinazione vettino in fibra più blank in carbonio della canna non potrà mai darmi. Ancora sui tips. Appello a tutti i fabbricanti di canne da ledgering: segnate, per favore, il test curve (o il range di casting a cui è dedicato) del vettino sul vettino stesso, onde non dover passare mezz’ora a piegare tutti i vettini in dotazione per vedere qual è il più morbido o il più potente.
Dati: su una canna c’è spesso scritto quanto è lunga, quanto lancia etc. etc. Una pratica tipica delle marche inglesi è di segnalare anche il diametro minimo e massimo del filo da usare sia in bobina che per il terminale; credo sia una buona abitudine da imitare. Innesti: lo spigot, per questioni di mantenimento della conicità tra un pezzo e l’altro della canna, è da considerarsi il migliore. Tuttavia devo ammettere che, almeno su alcune canne da ledgering anche il più comune innesto a baionetta ha fatto passi da gigante. Estetica: anche l’occhio vuole la sua parte, ovvio. È vero, l’estetica riguarda il superfluo, ma spesso compriamo una canna o un mulinello anche perché “ci piace”, ci convince l’estetica, che spesso vuol dire (o almeno dovrebbe) anche cura nei particolari e scelta dei materiali.
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