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ABC del Ledgering – Parte 2: Terminali e feeder - 12/06/2006 di Sabino Civita Uno dei tratti distintivi del ledgering è proprio quello di avvalersi di un feeder (pasturatore) per attirare e mantenere il pesce nel raggio d’azione del terminale. È questa la “trovata geniale” degli anglers britannici che hanno portato la comune pesca a fondo ad evolversi nel moderno ledgering. Ci possono essere situazioni e spot di pesca in cui non è utile (o possibile) utilizzare un feeder, ma si tratta di casi relativamente eccezionali, quindi, da sempre, a torto o ragione, ledgering è stato sinonimo di pesca col pasturatore. Pur non essendo possibile illustrare tutti i possibili pasturatori in commercio, e tutte le loro tipologie in un solo articolo, per di più rivolto principalmente a neofiti del ledgering, vi sono alcuni feeder che potremmo denominare classici, facilmente reperibili dal nostro negoziante di fiducia, che riescono a coprire la maggior parte delle situazioni di pesca nelle nostre acque. Ne vedremo di quattro differenti tipi. Per quanto riguarda il confezionamento di un terminale da ledgering da accoppiare al pasturatore, vale lo stesso atteggiamento adottabile in ogni tecnica di pesca: si può semplicemente prendere un pezzo di filo e legarci un amo, oppure si può trovare il modo più efficace di far rendere al meglio questo importantissimo elemento della nostra attrezzatura.
Feeder I feeder che andremo qui a prendere in considerazione sono quattro: open-end, block-end, cage feeder e method feeder. Naturalmente, in molte variazioni possibili, i pasturatori usati nel ledgering sono molti di più, e le indicazioni sono ad hoc per un neofita; non si adontino i più esperti per la basicità delle indicazioni e delle descrizioni date in questo articolo. Cominciamo con gli open-end Si tratta di pasturatori perlopiù di sezione ovale o circolare, aperti da entrambi i lati, così costruiti proprio per poter ospitare e rilasciare una pasturazione composta prevalentemente da sfarinati, che posso essere integrati da (pochi) bigattini da pellets o da mais. Caricarlo è molto semplice, basta infilarlo ripetutamente nelle pastura fino a riempirlo, avendo cura di non schiacciare eccessivamente il contenuto, regolandosi sulla corrente.
I block end, soprattutto nella loro configurazione oval, sono probabilmente i pasturatori più usati dai pescatori dei grandi fiumi del piano – ma anche in Tevere, dove certo non mancano grossi esemplari di Barbus Barbus. Chiusi alle estremità danno il meglio caricati di bigattini, anche se non è inusuale adoperarli mescolando (poca) pastura alle larve laddove la corrente più sostenuta riesce a far fuoriuscire agevolmente il contenuto dai piccoli fori. I block end si trovano anche in grammature considerevoli (anche fino a 170 grammi), proprio per la loro innata predisposizione alle acque più veloci e profonde.
I cage feeder, costruiti di maglia metallica o di materiali sintetici, si utilizzano prevalentemente in acque ferme o poco mosse. La loro struttura consente di rilasciare la pastura, composta da sfarinati, in modo molto facile, visto che si tratta di un feeder dotato di moltissime vie di uscita.
I method feeder, pasturatori “condivisi” da ledgering e da carp fishing, sono feeder con un conformazione ed un utilizzo particolari. La pastura infatti non si mette all’interno ma si avvolge all’esterno di una sorta di scheletro (oppure di una specie di “molla” di filo metallico) fino a formare una palla dalla consistenza molto elastica e resistente. Il terminale (molto corto, 15-20 cm) con l’amo innescato magari a pellets con un hair rig resta molto vicino alla palla di method mix, quando addirittura non viene infilato direttamente nella palla di pastura stessa.
Nato e usato prevalentemente per la carpa e in acque ferme, ha dimostrato di poter ben funzionare anche per altri pesci ed in correnti anche abbastanza sostenute. I method si trovano sia da montare in-line (in linea con la madre lenza) che bolt (assicurati ad una perlina con moschettone, in genere di piccolo formato), ma i più comuni da trovare sono sicuramente quelli in-line, molto usati anche dai “cugini” del carp fishing. Terminali Parlare di terminali, nel ledgering come in molte altre tecniche di pesca al colpo, equivale ad innescare una miccia che può portare ad esplosioni incontrollate. Lungo, corto, filo spesso, sottile … si son giocate amicizie ventennali su polemiche simili. La prima e unica certezza che posso indicarvi è questa: se pensate di pescare con, ad esempio, 70 cm di finale, fatelo di 90. Ad accorciare c’è sempre tempo, ad allungare bisogna rifare tutto.
Normalmente con 60/70 cm di terminale si può pescare un po’ dappertutto, un po’ tutti i pesci con quasi tutti i diametri di filo (escludendo il ledgering col method, dove 20-25 cm ritengo sia la lunghezza massima da utilizzare). Molte volte però la differenza la fa pescare lungo, spesso molto lungo, anche oltre il metro. In spot molto battuti può fare la differenza, quasi che (e non è detto che no sia così) la vicinanza del feeder con l’amo innescato insospettisca il pesce, soprattutto cavedani, pighi e barbi nostrani, quei pochi che rimangono. Certo è che, se si pesca con lunghi finali di monofilo abbastanza sottile, diciamo sotto lo 0.14 – per non parlare dello 0.10 – con ami piccoli e innescati magari con un solo bigattino, il rischio di fare un bel groviglio di filo ad ogni lancio è molto alto. Il metodo che normalmente uso per diminuire il rischio di grovigli del finale è di fare una specie di terminale da fly fishing. Monto l’amo su un monofilo dello 0.12 e voglio il terminale lungo 80 cm? Lego l’amo su 45/50 cm di 0.12, poi, attraverso un’asolina, collego il terminale con l’amo ad uno spezzone di 0.14-0.16 lungo anch’esso 45-50 cm. Tra asole e legature, il terminale verrà più o meno della lunghezza desiderata, e la maggiore rigidità del nylon più spesso aiuterà a scongiurare molti problemi di garbugli, tenendo più lontano da feeder, girelle e ammennicoli vari in cui possa aggrovigliarsi, il finale vero e proprio. Altra piccola accortezza antigroviglio per terminali sottili, che ormai uso sempre, e che mutuo pari pari da alcuni rigs da carp fishing, è l’uso di tubicini in silicone, nero, verde o trasparente. Lunghi 10-15 cm, di diametro adatto ad essere infilati nella girella a cui assicuro il finale, fanno da antitangle in maniera quasi perfetta. Tuttavia nulla come l’esperienza e la frequentazione del fiume può dettare e migliori regole per adattare la nostra montatura al finale più adeguato. In caso di mancata risposta del pesce, forse è proprio il terminale (o il feeder di peso non adeguato) che può cambiare un cappotto in una giornata di pesca soddisfacente – ma queste sono cose che non si insegnano facilmente: si imparano andando a pesca il più spesso possibile, e se anche dopo tutte le prove possibili nessun pinnuto risponde all’appello, pensatela come Hemingway: meglio una brutta giornata di pesca che una bella giornata di lavoro.
Tips & tricks Per Feeder e terminali,ecco qualche piccola dritta. · Il terminale in due spezzoni di diametro diverso è specialmente utile se, in bobina, si usa del trecciato. La differenza di elasticità (nulla nel caso del braided) tra trecciato e nylon di esiguo spessore viene mitigata (oltre che dall’azione della canna) dallo spezzone di filo di diametro superiore · La pastura preparata per il method deve essere estremamente elastica, al limite del colloso. Una “prova del nove” sia quella di verificare che, al recupero dell’esca, la pastura rimanga sempre bene adesa la method feeder – e a volte, se si è verificata una cattura particolarmente rapida, si dovrà avere ancora buona parte del method mix ancora sul feeder. · Se proprio volete prepararvi a casa dei terminali con ami già montati, fatelo la sera prima di andare a pesca e nonaffidatevi ad ami da voi montati chissà quando, e avvolgeteli su supporti molto lunghi oppure, badando a non aggrovigliarli, mettendoli singolarmente in sacchettini di cellophane. Questo eviterà al nylon di prender pieghe e di avere possibili punti di cedimento. · Il più grande nemico dei nostri terminali siamo noi – ovvero le nostre unghie. Quando slamiamo un pesce, inneschiamo un bigattino o maneggiamo in altri modi il terminale, con le unghie rischiamo sempre di ledere il filo e di creare un possibile punto di cedimento. Unghie corte – a meno che non siate dei suonatori di chitarra classica. · Quando si riempie un open-end di bigattini, non esitate a pigiare le larve nel pasturatore; eviterà di farne molte uscire durante la calata del feeder, cosa che vanificherebbe in tutto o in parte i benefici del feeder stesso. Se vi pre che il pasturatore si svuoti troppo rapidamente, date sul feeder un giro di nastro isolante nero a tappare alcuni fori, oppure fate un “tappo” di pastura prima e dopo il carico di bigattini · Se un terminale continua ad aggrovigliarsi, e se lo fa nello stesso punto del filo, cambiatelo. Oramai il filo ha “memorizzato” quella curva e ad ogni lancio rischiate di passare il vostro tempo a dar da mangiare ai pesci senza riuscire ad entrare in pesca.
Alla prossima, in cui parleremo di canne e mulinelli.
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